Per allestire in quattro anni la « Tetralogia » di Wagner: L’oro del Reno, La Walchiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei il regista creerà anche scene e costumi. Il primo allestimento nel prossimo febbraio. Dirigerà Wolfgang Sawallisch, con una compagnia di canto tedesca.
Roma, 27 luglio 1972
Nuovo grosso colpo della Scala: dopo gli accordi raggiunti con Maurice Béjart nel campo del balletto, dopo i contatti con lo scenografo praghese Joseph Svoboda, è ora la volta di un rinnovato legame con il regista Luchino Visconti, che ritorna all’Ente Lirico Milanese con un programma quadriennale di grosso prestigio e pari ambizione.
Sono passati parecchi anni, forse venti, dall’ultima regia regia scaligera di Visconti. Ora il regista milanese è stato impegnato per allestire anche come scenografo e costumista la Tetralogia wagneriana. Un’opera all’anno, in lingua tedesca, direttore Wolfgang Sawallisch: ecco dunque tornare in una completa unità di stile le giornate dell’Anello del Nibelungo: L’oro del Reno, La Walchiria, Sigfrido, Il Crepuscolo degli Dei, che nella quinta stagione 1976-77 verranno riproposte insieme, nella loro interezza ciclica, e sarà un avvenimento non soltanto italiano.
L’oro del Reno andrà in scena nel prossimo febbraio con una compagnia di canto tedesca. È inutile aggiungere che Luchino Visconti, anche per i riferimenti di alcune sue realizzazioni cinematografiche, sente molto l’argomento wagneriano. Egli infatti sta procedendo attualmente al montaggio di Ludwig, il film dedicato a Luigi di Baviera, che di Wagner fu, come si sa, ammiratore e sostenitore.
Da quando Bogianckino, direttore artistico della Scala, ha puntato a questo programma, il sovrintendente Grassi è stato quasi costantemente in contatto con Visconti che si era riservato un paio di mesi prima di accettare l’invito scaligero. Ora le trattative sono andate in porto e il regista ha già fissato anche il numero delle prove che — tiene a sottolinearlo — « non supereranno i limiti consuetudinari ». Mentre per lo ultimo spettacolo Il crepuscolo degli dei, forse ne occorreranno più del solito data l’imponenza dell’opera.
Durante una pausa del montaggio del film Ludwig (che in materia di storia e cultura tedesca segue La caduta degli dei e Morte a Venezia, Visconti, soddisfatto del proprio lavoro cinematografico, ha dichiarato di essere altrettanto soddisfatto e stimolato per questo ritorno alla Scala e per l’impegnativo lavoro che l’aspetta. La Scala è stata anni addietro per Visconti una cosa grande, intensamente vissuta: milanese, il regista ha dato al « suo » teatro prediletto un contributo fondamentale, con alcuni titoli che hanno fatto anche sensazione. Basta pensare alla famosa Traviata con Maria Callas. E poi chi non ricorda La sonnambula, Anna Bolena, Ifigenia in Tauride, La Vestale?
Nel confermare il successo della « operazione Visconti », il Sovrintendente del Teatro alla Scala, Paolo Grassi, interpellato per telefono, ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: « Il prestigioso ritorno alla Scala di Luchino Visconti, per il ciclo dell’Anello wagneriano, ci trova profondamente soddisfatti, a testimonianza della nostra volontà di tenere il più alto possibile il prestigio artistico e culturale dell’Ente ».