Si è ripreso dal collasso cardiocircolatorio che lo aveva colpito in un albergo di Roma. Portato in clinica su una ambulanza militare.

Roma, 28 luglio 1972

Luchino Visconti ha passato un brutto momento, ma ora sta meglio. Ieri sera, colpito da disturbi circolatori, è stramazzato a terra, mentre si trovava al bar dell’albergo Eden insieme con la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico e con il produttore inglese Joseph Janny. C’è stato un momento in cui si è temuto il peggio. Alle 22.45 il centralinista dell’albergo ha chiamato il 113 per un’ambulanza. « Non ce ne sono. C’è sciopero », è stata la risposta.

Momenti di tensione nell’albergo. Non si sa cosa fare. A un certo punto il portiere di notte decide di far chiamare il comando generale dei carabinieri. Spiega la questione, invoca un aiuto, a qualsiasi titolo. Gli promettono con molta premura che manderanno un’ambulanza militare. Alle 23.30, un’ora dopo il collasso, Luchino Visconti viene finalmente adagiato sulla lettiga dell’ambulanza dell’esercito. Intanto ha ripreso conoscenza, detta al militare che guida un indirizzo. È quello della clinica Villa Carla, dove ha partorito Catherine Spaak, dove è stato curato per indigestione David Niven, dove Carlo Ponti si è riavuto di una storica testata subita per improvviso vuoto d’aria a bordo di un aereo, dove mezzo mondo del cinema va di solito per risolvere eventi lieti e drammatici.

La barella sulla quale Luchino Visconti è stato trasportato alla clinica Villa Carla

Il medico di turno, dopo la prima visita, ha scherzosamente detto: « Sigarettopatia acuta ». Luchino Visconti aveva accusato il disturbo circolatorio per una intossicazione da fumo. Gli è stato subito tolto dalla tasche il pacchetto di sigarette.

Il professor Ignazio Scimoni, che lo ha visitato più tardi, ha precisato: « Non vi sono dubbi sull’andamento benigno della crisi di Visconti. In pratica, è stato un piccolo mancamento, uno svenimento che ha fatto sospettare gravi lesioni. In realtà non c’è nulla di preoccupante. Ha fumato troppo negli ultimi tempi, si è completamente intossicato. Ora deve stare tranquillo e depurare un po’ l’organismo con le cure adeguate. Tutto qui. Mi rendo conto che sul principio la sintomatologia possa essere sembrata molto allarmante e tutte le apprensioni della prima ora erano perfettamente giustificate ».

Quando si è presentato il disturbo, Visconti era di fronte al barman Silvio Favot, nel roof-garden dell’hotel, in compagnia dell’amico produttore, indeciso sulla ricetta da dettare per il cocktail della serata. La mano destra si è allentata lasciando cadere l’accendino d’oro con il quale egli stava accendendo la cinquantesima sigaretta della giornata.

Il regista è caduto picchiando il capo contro il vaso di una pianta sempreverde. Ciò che sconcerta in questa storia è il fatto che si può morire per uno sciopero. Da tre giorni il personale della CRI è in agitazione, ma nessuno ha sentito il dovere di istituire un servizio d’emergenza in un settore così importante e delicato.

La nota del medico

Nel caso del regista Luchino Visconti si è avuto un collasso cardiocircolatorio, cioè un improvviso e grave cedimento delle funzioni del cuore e delle arterie: evento sempre temibile e spesso presente come conseguenza dell’infarto, specie se l’organismo, come nel caso del regista, è in preda a intossicazione per prolungato uso del tabacco; un abuso che del resto, è causa frequente anche di infarto, perché la nicotina e altri veleni del tabacco agiscono negativamente proprio sulle pareti elastiche delle arterie stimolandone le contrazioni ed ostacolando così il libero flusso del sangue.

Anche in considerazione di questo stato di intossicazione, che diminuisce la vitalità e la capacità di lavoro chimico delle cellule più importanti, come quelle del cuore, del fegato, del sistema nervoso e del rene, per qualche giorno è bene la prognosi rimanga riservata, pur confidando nella favorevole evoluzione finale del malessere, affidato alle cure attente, continue e altamente specializzate del cardiologo.