Il pubblico non si è entusiasmato. Il parere della critica. Luchino Visconti e Claudia Cardinale i soli presenti del «cast» al «gala»
Nuova York, 13 agosto 1963
Il Gattopardo non ha «sfondato» a Nuova York. L’importante opera di Luchino Visconti, premiata quest’anno al Festival de Cannes ha raccolto pareri divisi fra i critici cinematografici e scarso calore fra il pubblico. Ciò non significa che l’opera non sia piaciuta: ma certo il suo esito è stato inferiore e all’aspettativa e alla messe dei consensi che la stessa opera ha raccolto altrove. Vi sono stamane sui giornali dei partigiani convinti del film di Visconti: «Il film — scrive ad esempio il New York Times — è una stupefacente illustrazione di un certo tipo di malinconia davanti al trascorrere di un’epoca». Tra gli avversari, il Daily News afferma categoricamente che «è difficile fare dei buoni film dai buoni libri».
Complessi i motivi di questi parziali dissensi, che del resto non è in questa sede di cronaca il caso di sviscerare. In sintesi, hanno nuociuto forse alla pellicola la sua lunghezza, l’atmosfera rarefatta (apparsa addirittura pesante agli spettatori meno provveduti) di molte sequenze, soprattutto la scarsa conoscenza — o comunque simpatia — del pubblico americano nei confronti della pagina storica che il film di Visconti illustra.
Eppure con acutezza il critico del New York Times osservava stamane che il pubblico americano avrebbe dovuto essere particolarmente sensibile «alla nostalgia di tante cose che sono andate via col vento». È chiaro il riferimento al mondo distrutto nei giorni della guerra civile americana. E Luchino Visconti, nel presentare ieri alla première statunitense la sua pellicola, aveva detto che «se amerete questo film e i suoi personaggi, amerete di più anche il mio paese, l’Italia…».
Per l’atteso «gala», un pubblico d’eccezione. Notati in platea Joan Fontaine, Jean Seberg, Merle Oberon, Celeste Holm, la nuova stella di Broadway Diahann Carroll (interprete del musical di successo No strings), Warren Beaty, che rappresentavano il mondo dello spettacolo. Numerose le personalità del mondo della cultura (tra esse la nota romanziera Fanny Hurst), nonché i bei nomi degli ambienti della high society. Notato anche Robert Moses, presidente della Fiera mondiale di Nuova York che aprirà i suoi battenti l’anno venturo.
Rappresentava l’Italia il console generale italiano a Nuova York Vittorio De Montezemolo, ed era presente anche il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura professor Giuseppe Cardillo. Del cast della pellicola erano in sala solo il regista Visconti e Claudia Cardinale (in abito accollato, sorridente, con frangetta), assente Burt Lancaster, protagonista del film.
Stamane la critica era, quanto meno, più equilibrata. Si è già accennato al Times di Nuova York. In altri punti il critico del massimo quotidiano della metropoli scrive: «Luchino Visconti è riuscito a tradurre in stupende immagini i cambiamenti e la decadenza di un’atmosfera, in ogni senso, autunnale, fedelissima all’anima del romanzo. La rappresentazione che il film ci dà della Sicilia dell’epoca è viva, panoramica, calda… Il suo principe di Lampedusa è, grazie anche alle qualità di Burt Lancaster, fisicamente possente… Sentimento e tristezza bisbigliano in tutto il film come fa la lieve brezza mediterranea che fa fluttuare le tende alle finestre del palazzo siciliano…».
Burt Lancaster è piaciuto meno al Daily Mirror, il quale ritiene che «il noto attore, nonostante i suoi lodevoli sforzi, è ben lontano dall’impersonare tangibilmente il nobile siciliano del libro». Il giornale riconosce al film «una grande forza visiva, un ritmo caleidoscopico». Come il critico del New York Times, anche quello del Mirror ha notato la somiglianza storica tra il crollo del mondo siciliano dell’epoca e quello del mondo americano del sud: ma trova nel complesso «troppo pochi i personaggi su cui la storia fa perno, troppo povera l’azione pur essendovi formalmente molta ricchezza di movimento». Come non gli è piaciuto Lancaster, così gli appare insufficiente Alain Delon, «un Tancredi francese».
Per la New York Herald Tribune il film è una «tediosa serie di scene… Con un dialogo mal doppiato e falsato… Rina Morelli e Lucilla Morlacchi si dimostrano superiori agli interpreti principali».
Le critiche più dure sono sul già citato Daily News («Un film deludente. Chi ha letto il libro si aspettava di più. I punti migliori sono stati messi in ombra») e sulla, pure citata, Herald Tribune, per la quale il Gattopardo è «nel migliore dei casi un film ambizioso, nel peggiore un film monotono».