Settembre 1962
Il Gattopardo ha finito le riprese siciliane ed è rientrato a Roma. — Un inferno! —, lascia capire Luchino Visconti a chi, tendendogli la mano abbozza una domanda sui quattro mesi di permanenza in Sicilia.
Visconti, come è noto, ha dovuto ricreare ambienti ottocenteschi, e lo ha fatto con quella minuzia, con quella cura del particolare che gli sono unanimemente riconnosciute. Ha trovato per fortuna una vecchia villa palermitana nella quale stucchi e arredi ottocenteschi non erano ancora scomparsi del tutto. Gli architetti hanno fatto il resto. Per i costumi non si sono presentati problemi particolari e i truccatori hanno completato l’opera trasformando il volto duro dell’Uomo di Alcatraz Burt Lancaster in quello nobile accigliato del principe di Salina.
Il peggio è sstato quando la macchina da presa è scesa nelle strade di Palermo. Problemi che già il regista dovette risolvere per Senso, anche se in misura minore. A Palermo Visconti ha rappresentato l’ingresso dei Garibaldini nella città e, dopo aver scovato le vie più fedeli alla Sicilia di quel tempo, ha dovuto capeggiare i suoi architetti in una attenta opera di ricostruzione. E poi c’è sempre il guaio del fili della luce e di quelle avveniristiche antenne televisive che sbucano fuori quando meno te lo aspetti.
Quattro mesi di lavoro. Ora le riprese continueranno a Roma per due giorni negli stabilimenti della Titanus, e poi ad Ariccia nella villa Chigi per le ultime scene. La troupe è rientrata in questi giorni nella capitale stanza e accaldata. Visconti ha scelto l’auto altri hanno dovuto assoggettarsi al treno. I più fortunati se la sono cavata con un’ora di volo.
Il regista è naturale non parla dei risultati del suo lavoro. Ha invece detto qualcosa a proposito di Claudia Cardinale, la bellissima CC che già aveva recitato sotto la guida di Visconti in Rocco.
— Claudia è nella sua forma più splendida — ha affermato Visconti — e sono certo che diventerà una stella di prima grandezza. Un augurio o, più probabilmente, una previsione.