Cernobbio, 28 ottobre 1972
Luchino Visconti sta bene; tra un mese sarà completamente ristabilito. Mi ha ricevuto amabilmente nella Villa Erba a Cernobbio, in casa della sorella dove trascorre la convalescenza. «Se stavo a Zurigo non guarivo più; qui è diverso. Ciascuno ha la sua privata ’’recherche’’. Giocavo qui da bambino, peccato che oggi piova, dopo un ottobre magnifico. Del resto lo dice anche Strindberg ne La signorina Giulia. Cito a memoria. Un personaggio dice: ’’Andiamo sul lago di Como, è il posto dove piove di più al mondo”».
«Secondo lei, quale è stata la ragione vera del collasso?».
«Certo il fumo, ma anche il caldo e l’eccessiva fatica degli ultimi giorni di lavorazione. Ci sono restato molto male, non tanto per il fastidio fisico, ma moralmente. Non essendo mai stato malato, la rivelazione della malattia è stata dura. Posso dire che mi ha tenuto su l’assillo del Ludwig da montare. Le scadenze sono cose serie, Il film lo vogliono negli Stati Uniti. In Italia apparirà, spero, alla fine di gennaio».
«Per lei, notoriamente così scrupoloso, è un fastidio un Ludwig, una storia tedesca, parlata in inglese?».
« Be’, ho superato la prova con La caduta degli dei. Ora non più. D’altronde potevo trovare i capitali dell’impresa soltanto sul mercato inglese. Devo riconoscenza all’avvocato Ugo Santalucia della Mega Film che ha risolto arditamente i problemi pratici. Poi quelli della Metro hanno visto un primo pezzo del Ludwig e hanno accettato di entrare nella combinazione».
«Ha progetti per il futuro?».
«Molti. Prima di tutto debbo curare per la Scala le regie della Tetralogia wagneriana. Mi sembrava un impegno gravoso; ma Paolo Grassi ha amichevolmente insistito e ho firmato il contratto».
«E il cinema?».
«Ho l’impegno con il produttore inglese Janni per una vita di Zelda Fitzgerald. Mi baso sul romanzo che la sventurata signora scrisse per difendersi psicologicamente dalla fortissima personalità del marito. Si tratta di una vicenda patetica, sconvolgente. Una forma delirante, in entrambi, di autodistruzione. Ho già gli interpreti, Julie Christie e Warren Beatty. Mi hanno anche proposto di fare un film da La montagna incantata di Thomas Mann. L’idea mi seduce ma prima vorrei fare la storia dei tempestosi rapporti tra Zelda e Francis Scott Fitzgerald. Janni deve però superare ancora un grosso ostacolo. Scottie, la figlia dello scrittore e di Zelda, vuole 150 milioni per i diritti».
«È soddisfatto del Ludwig?».
«Questo lo dirà lei tra tre ore quando avrà visto il film. A me interessava l’ambiente fine di secolo, il personaggio e i suoi rapporti con Richard Wagner».
«Com’erano».
«Genio a parte, Wagner si comportò, assieme a Cosima, come un personaggio balzacchiano. Oltre la gloria, gli premevano i quattrini. Con grande scandalo dei notabili bavaresi, come vedrà».
Ci trasferiamo, per vedere Ludwig, in una stanza a terreno, ampia, perfettamente attrezzata da sala cinematografica. «Una volta qui c’erano i cavalli per la carrozza di mia nonna. Adesso ci vengono i ragazzi di famiglia a giocare».
Luigi II di Baviera, il Ludwig di Visconti, fu un sovrano piuttosto bizzarro (era chiamato il «re folle»), però molto apprezzato dagli artisti che proteggeva e dal popolo che adorava le sue feste. In compenso il bilancio dello Stato rasentava il fallimento. Senza contare che quella vecchia volpe di Bismarck era riuscito a coinvolgerlo nella politica espansionistica degli Hohenzollern. I castelli fantastici fatti costruire da Luigi II di Baviera sono da parecchi anni un forte richiamo turistico: i quattrini profusi dal Wittelsbach sono stati ampiamente recuperati dagli ex sudditi in un ironico rovesciamento delle posizioni borghesi. Con il trascorrere del tempo, Luigi II (1845-86) appariva sempre più squinternato: lo misero sotto sorveglianza. Perì annegato nel lago di Starnberg tirandosi dietro nella morte il medico che lo sorvegliava.
Ludwig, basato sui numerosi documenti del tempo, traccia la tormentata esistenza di Luigi II partendo dalle deposizioni che fecero, non sempre benevolmente, i personaggi della sua cerchia. Fu accusato dalla principessa Sofia di preferirle la sorella, la sventurata Elisabetta, anche lei non molto sana di mente, che fu assassinata dopo la drammatica fine del figlio Rodolfo, erede al trono d’Austria, dall’anarchico italiano Lucheni. Le altre accuse riguardano i gusti eterodossi del sovrano in campo amoroso. Aggiungo subito che il tema omosessuale è trattato da Visconti con grande discrezione. In verità, chi fece decidere la commissione istruttoria ad arrestarlo, determinandone il suicidio, furono gli sperperi. I buoni borghesi di Monaco vedevano come il fumo negli occhi un re che aveva la malattia del teatro e delle costruzioni fastose. Luigi II era un feudale che, come De Gaulle, affermava: «L’intendenza vien dopo», L’intendenza si vendicò.
Il film è compatto e angoscioso: con qualche lieve situazione comica che serve a rompere il clima eccessivamente emotivo e triste. Si trattò di un imbroglio abbastanza disgustoso. I nemici di Luigi II vuotarono cassetti e cestini, misero il naso tra le lenzuola e nei rifiuti. Dubbiosi sulle scelte erotiche del sovrano, gli inviarono una seduttrice prezzolata, un’attrice di prosa. Capito di che si trattava, Luigi II la fece precipitare in una sorta di piscina.
Ludwig, di cui parleremo più diffusamente a suo tempo in sede tipica, è da avvicinare a La caduta degli dei. Gli interpreti vi appaiono eccellenti: Trevor Howard e Silvana Mangano sono i coniugi Wagner. Howard somiglia alle fotografie di Wagner in modo impressionante: la sequenza in cui Cosima ringrazia l’innamorato che le ha dedicato, la notte di Natale, l’«Idillio di Sigfrido», è un modello di evocazione filmica. Umberto Orsini è il sottile consigliere del re, Romy Schneider raffigura in modo incantevole Elisabetta. Helmut Berger dà una bellissima prova, specialmente nella prima parte, della sua maturità di attore. La fotografia di Nannuzzi, in quelle terre innevate, su quei laghi alla Böklin, in quegli interni da favola, è pienamente riuscita.
Oltre ai familiari, c’erano con me Enrico Medioli, che tiene compagnia a Luchino Visconti dal primo giorno della malattia e che ha sceneggiato il Ludwig con Suso Cecchi D’Amico e lo stesso regista, e uno dei maggiori interpreti, Umberto Orsini. Congedandomi (fuori diluvia, come nel film) faccio un ultima domanda all’ospite.
«Cosa l’ha interessato di più in Ludwig?».
«Gliel’ho già detto, il personaggio e l’ambiente. E poi ho voluto fare un grosso romanzo pieno di fatti come usavano una volta. Gli scrittori di professione non li fanno più. Forse ne hanno paura. Siamo subentrati noi con i film».
Pietro Bianchi