Roma, novembre 1966
Lo straniero — i! romanzo del Premio Nobel Albert Camus — ha finalmente trovato la strada dello schermo. Erano anni che se ne parlava, come di uno dei progetti più cari a Luchino Visconti. Ma, per tanti motivi, la realizzazione del film era stata rinviata e Visconti aveva nel frattempo girato Vaghe stelle dell’Orsa, per il quale gli era anche toccato il massimo riconoscimento della Mostra veneziana (quella dello scorso anno). Negli ultimi tempi, Lo straniero è tornato insistentemente nei piani di Visconti, che ieri — di ritorno da un recente sopralluogo in terra d’Algeria — ha comunicato ufficialmente, nel corso di una affollata conferenza stampa, l’inizio del film, protagonisti del quale saranno Marcello Mastroianni, Anna Karina, Bernard Blier e Georges Wilson.
Un incontro con Visconti è sempre una occasione stimolante, densa di illuminazioni. Parlare dello Straniero insieme con Visconti significa «rileggere» Camus, penetrare più profondamente nelle sue pagine, capirne i personaggi sotto angolazioni nuove, attingere alla temperie culturale e politica che sta alla base del romanzo come della vita stessa dello scrittore francese. Visconti tiene a sottolineare come Lo straniero sia del 1941 degli stessi anni di Ossessione, il primo film italiano che, ancora in pieno fascismo, ne lacerava dallo schermo la patina di falso ottimismo e gettava il seme di una nuova pianta che più tardi sarebbe cresciuta rigogliosa. E quasi a sottolineare il parallelismo di due esperienze, simili se pur sviluppatesi in paesi e circostanze diverse (ma Visconti non era a Parigi all’inizio degli anni ’40?), ha ricordato che poco dopo Camus pubblicava i saggi dell’Uomo in rivolta, nel quale, dunque, anche il regista italiano si poteva identificare.
Al centro della vicenda dello Straniero è Meursault (e Mastroianni dirà, nel corso della conferenza stampa, che Meursault dimostrerà ai giovani — «anche a mia figlia, perdiana» — che gli atteggiamenti ribellistici, protestatari; che lo stesso odio verso una società sorda e insensibile che essi mostrano di avere oggi era già stato «scoperto», fatto proprio da quella generazione «che è la nostra, di noi matusa»), un impiegato che vive e lavora ad Algeri. Si sa come andrà a finire: con la condanna a morte di Meursault, per l’uccisione di uno sconosciuto «per cause che non lo riguardano, in seguito a una provocazione che forse non esisteva neppure». Sarà la conclusione di una esistenza nella quale nulla sembra essere stato importante per Meursault all’infuori della morte, «come se tutta la vita avessi aspettato questo istante e questa piccola alba per essere giustificato…». «La morte è l’unica realtà», aveva scritto Camus nel Mito di Sisifo.
Adesso, Visconti dovrà restituirci Meursault sullo schermo, con il volto di Marcello Mastroianni. Non si tratterà, certo, di una trasposizione pura e semplice della vicenda, quanto di un lavoro sul protagonista e sui personaggi circostanti. Come ne!le altre sue opere (quasi tutte tratte da romanzi o racconti), i personaggi originali saranno per Visconti uno stimolo, un punto di partenza dal quale muoversi per una loro riscoperta e attualizzazione (ed è questo che fa di Visconti un regista e insieme un autore).
«La signora Camus ha posto, come unica condizione alla trasposizione cinematografica dello Straniero, quella che io ne fossi il regista», ha detto Visconti. Ed ha dovuto affrontare subito le domande relative agli interpreti.
«Perché ha scelto Mastroianni? Non è troppo vecchio?».
«Se un attore di 42 anni non può fare la parte di un uomo di 37 anni, è finita. Non esisterebbero più attori, non esisterebbe più fotografia. E poi, nel corso del film, il personaggio si trasformerà. conquisterà quella verità che gli appare al processo; e si trasformerà anche fisicamente. Avevo pensato a Delon — ha proseguito rispondendo ad altre domande — perché è francese e volevo che il film fosse tutto francese. Ma anche Mastroianni parlerà direttamente in francese».
«E perché ha scelto la Karina, che è danese?».
«La Karina è francese, ormai. E credo corrisponda al personaggio, in pieno, più di quanto avrebbe potuto corrispondergli la Cardinale, ad esempio, che è il tipo mediterraneo-siciliano. ma non pied-noir. E voi sapete che i pied-noir sono diversi dagli arati, ed erano chiamati così perché, quando dalla Spagna e dagli altri paesi si trasferirono in Africa, lavoravano una terra nera. Avevo pensato alla Hardy e sarei stato contento di averla. Ma la Karina va molto bene».
«Come è stata accolta, in Algeria, l’idea del film dallo Straniero?».
«Camus è considerato in Algeria quasi una gloria nazionale… Tornando a Mastroianni, debbo dire che secondo me Mastroanni e Meursault sono fatti l’uno per l’altro. Meursault ha un carattere mediterraneo, una pigrizia mediterranea, come Mastroianni».
Ed a Mastroianni è stato chiesto come si dovesse intendere questo «ritorno a Visconti».
«Per anni ho lavorato con Visconti, in teatro, in cinema. Certo, allora il teatro era un’altra cosa, era più eccitante come esperienza ed anche, credo, più valido come mezzo».
Il film sarà prodotto dallo stesso Mastroianni (e dal coproduttore Notarianni) e da De Laurentiis. Sarà girato a colori e il direttore della fotografia sarà Giuseppe Rotunno, lo stesso del Gattopardo.