Sorge un piccolo teatro nel quartiere della Garbatella

Messaggio di Luchino Visconti ai giovani del Gruppo della Garbatella

« Ricordatevi che il teatro, il buon teatro, è la somma di molto lavoro e moltissima passione. Ma sopratutto lavoro e tenacia »
(messaggio di Luchino Visconti ai giovani del Gruppo della Garbatella)

Roma 1953

Nel gennaio scorso Luchino Visconti ricevette una lettera da un gruppo di giovani della Garbatella, uno dei più grandi quartieri popolari di Roma. I giovani dicevano che, accogliendo l’appello del Centro del Teatro, avevano voluto portare il loro piccolo contributo alla rinascita del teatro italiano costituendo un Gruppo d’Arte Drammatica che stava già allestendo uno spettacolo: Profonde sono le radici  di Gow e D’Ousseau. Superando gravi difficoltà finanziarie , erano riusciti ad ottenere un locale che volevano trasformare in teatro, ma non avevano la possibilità di acquistare il materiale necessario per la costruzione del palcoscenico e delle attrezzature sceniche: si rivolgevano , perciò, al regista perché venisse loro in aiuto offrendo un po’ di materiale fuori uso.

La risposta di Visconti non si fece attendere. Un giorno i dirigenti del Gruppo ricevettero una telefonata: dovevano recarsi all’Eliseo per parlare con il regista. Visconti ascoltò attentamente i giovani, che gli illustrarono l’attività svolta nel quartiere ed esposero i progetti che essi avevano per il futuro. Egli si rese subito conto della serietà dell’iniziativa, del suo valore culturale, e mise a disposizione del Gruppo gran parte del materiale scenico impiegato per la realizzazione di Delitto e castigo, dell’Oreste, di Un tram che si chiama Desiderio. Una mattina dello scorso aprile quattro camion carichi di legname, di pedane, di praticabili, di colonnine, di scenari, arrivarono alla Garbatella: era una vera “manna” per i giovani del Gruppo che non si attendevano tanta generosità.

Ma l’aiuto di Visconti non finì qui. Egli offrì anche un contributo finanziario per la costruzione del teatro e incaricò il suo aiuto-regista, Giancarlo Zagni, di seguire la attività del Gruppo, di assisterlo con i suoi consigli e la sua esperienza. Fu così che Giancarlo Zagni divenne il regista del Teatrino della Garbatella, dedicando tutte le sere libere alle prove di Profonde sono le radici. Il compito era estremamente difficile: si trattava di insegnare a recitare a giovani  dilettanti che per la prima volta prendevano contatto con il teatro. Ma per questa arte i giovani nutrivano una passione profonda e perciò Zagni, con un lavoro tenace e paziente, riuscì ad ottenere infine buoni risultati. Lo stesso Visconti, che talvolta si era recato ad assistere alle prove, aveva elogiato l’impegno con cui il Gruppo aveva lavorato.

Finalmente il 24 maggio scorso ebbe luogo la “prima”: una rappresentazione all’aperto su un palcoscenico improvvisato. Fu un successo enorme nel quartiere, centinaia e centinaia di vicini della Garbatella assistettero allo spettacolo, lo seguirono con viva partecipazione, lo applaudirono calorosamente. La maggior parte di quel pubblico assisteva per la prima volta a una rappresentazione teatrale.

Ora il Gruppo della Garbatella, incoraggiato dai suoi primi successi, lavora alacremente alla costruzione del teatro, una saletta rettangolare con un centinaio di posti, con un palcoscenico e semicerchio, di tipo elisabettiano, che permetterà un contatto più diretto, più immediato tra attori e pubblico. Occorre molto denaro per ultimare il teatro, ma i dirigenti del Gruppo non si perdono di animo. L’iniziativa viene con profonda simpatia da tutto il quartiere, che è orgoglioso di avere finalmente il suo teatro, anche se piccolo. Perciò gli aiuti non mancano: un impresario edile ha offerto cemento, gesso, marmette, maioliche, vernice, il proprietario dei Bagni pubblici ha offerto il materiale elettrico, altri ancora hanno contribuito in denaro. Presto, quindi, il teatro sarà ultimato e potrà iniziare la sua attività stabile, divenendo un centro culturale del grande quartiere popolare, di un quartiere che conta 100.000 abitanti.

(dall’articolo Sorge un “piccolo” in un quartiere popolare di Luciano Malaspina, teatro d’oggi)