Morte di un commesso viaggiatore 1951

Morte di un commesso viaggiatore 1951

Morte di un commesso viaggiatore (Death of a Salesman) di Arthur Miller.
Traduzione di Gerardo Guerrieri.
Regia di Luchino Visconti.
Musiche di Alex North.
Assistenti alla regia: Franco Enriquez e Franco Zeffirelli.

Roma, Teatro Eliseo, 10 febbraio 1951. Prima rappresentazione in Italia.

MOTIVI DEL DRAMMA

DELIRIO DEL COMMESSO VIAGGIATORE

VENDERE

Che cos’è il mondo per Willy Loman? La risposta è scritta sulle sue valigie di campioni. È un luogo dove vendere. Perché vendere per lui significa guadagnare, cioè vivere. Per vendere non occorre che il prodotto sia buono, basta ispirare fiducia. Anche nel commercio, sembra dirci Willy Loman, l’uomo è la misura di tutte le cose, e anche dei prodotti da commerciare.
Vendere e vivere sono tutt’uno per lui: non tanto per confusione quanto per professione. Perciò la filosofia con cui egli vive è la stessa che serve per vendere. Ed è logico: non ricavano forse i marinai la loro « filosofia » dal mare, i soldati dalla guerra, i beduini dal deserto? La filosofia di Willy consiste nell’ispirare fiducia, nell’ottimismo. Essere simpatici significa vendere, quindi riuscire, quindi vincere. In questo modo, insegna Willy Loman ai suoi figli, si vince la battaglia della vita.

SPORT

Per vincere la battaglia della vita, dice Willy Loman, occorre fare molto sport. Facendo sport di diventa atleti, aitanti, piacevoli e vedersi, si ha immediatamente successo. Nella civiltà meccanica l’uomo ha valore per quel che rende, e ha bisogno, per rendere, di avere i riflessi pronti, i muscoli allenati, lo sguardo pronto, tutta l’energia vitale a propria disposizione per poter dominare automobili aeroplani telefoni macchine armi: per poter far questo bisogna essere forti, e sorridere. Chi non fa questo non vince, e l’importante è vincere.

LE RATE

Anche le rate fanno parte della vita di Willy Loman. Ed è un motivo che ci mostra un tipo di povertà a noi sconosciuta: il povero in automobile. Potremmo sintetizzare la vita Willy Loman così: uno che ha girato l’America in automobile per guadagnare i soldi per pagare, alla fine di ogni mese, la rata dell’automobile. Dopo un po’ l’automobile si sfascia, e Willy Loman ricomincia da capo. Questo circolo vizioso è la definizione di Willy Loman, e della sua vita. Ma soltanto di lui? Anche la sua lingua è una lingua senza passato, senza tradizioni, senza invenzioni: è un gergo mezzo commerciale, mezzo sportivo, composto di parole obbligate, di poche frasi da negozio o da Gazzetta dello Sport. È un linguaggio nuovo e tremendo.

LE BUGIE

Willy Loman dice bugie? Suo figlio — l’atleta tornato dal Texas dove faceva il fattore — dice di sì. E vorrebbe dimostrargli che il mondo è diverso da come lui se lo immagina e da come egli ha insegnato rovinandogli la vita. Ognuno dei due vuol dimostrare all’altro che la vita è questo, o quest’altro. Il figlio soffre contro il padre di un complesso freudiano? Oppure la nuova generazione americana non ha portato alla prosperità la vecchia generazione? Comunque sia, il giovane, all’ottimismo a tutti i costi del vecchio, oppone una affermazione elementare che è un principio di salvezza. Dice — in modo. è vero, incerto, confuso, come un sordomuto che balbetti la prima parola — ma lo dice: io conosco me stesso e rifiuto le tue visioni.

LA MITOMANIA

Il fallimento di Bill rappresenta il crollo di tutta un’educazione vitalissima ginnastica e vitaminica: lo scontro cupo du queste persone che non riescono a spiegarsi fra di loro, ci mostra un vero sbigottimento di fronte ai fatti del mondo. Ma questa storia fa parte non sappiamo se della mitologia, ma certo dei documenti di una civiltà meccanica, che si sviluppa.

Gerardo Guerrieri
(testo dal programma dello spettacolo)

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