Oreste di Vittorio Alfieri 1949

Oreste di Vittorio Alfieri

Roma, Teatro Quirino, 9 aprile 1949

«… E quasi tutte le mie tragedie sono state ideate da me o nell’atto del sentir musica, o poche ore dopo »
Vittorio Alfieri (Autobiografia) 

Luchino Visconti: Perché ho messo in scena l’Oreste di Alfieri

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Roma, 21 aprile 1949. Il crollo di Luchino. Questa volta Luchino Visconti ha perduto la battaglia. S’era illuso ancora di sbalordire i bravi borghesi romani con il cocktail della sua mesa in scena stravagante, ma l’interesse dell’avvenimento non è andato oltre la prima sera. L’anima di Vittorio Alfieri, sacrificata sul palcoscenico dai più progressista dei nostri registi, si è vendicata nella cassetta. L’Oreste, scelto da Luchino Visconti perché molto adatto a Vittorio Gassman, è naufragato nel silenzio. (…) Per portare il palcoscenico in platea, per affittare i lampadari della fabbriceria di San Pietro, per dare toni argolici alle scene, costumi settecenteschi alle attrici, inverosimili criniere agli attori, divise da marziani agli efebi-soldati, sono stati dispensati molti e molti milioni. Luchino ha pagato il teatro per 15 giorni, soltanto utilizzandolo per le prove. Ogni sera ha sborsato e sborsa un quarto di milione all’orchestra di Santa Cecilia, che sotto la direzione di Willy Ferrero ha il compito di riempire le mille pause inserite nel testo alfieriano. Circa 150 mila lire quotidianamente aspettano alla compagnia e 2 milioni e più è costata la trasformazione del palcoscenico. Per i costumi non si sono fatte economie, poiché è nello stile di Luchino avvolgere in sete preziose e ori autentici i suoi personaggi e non tollerare che l’abito di Ruggero Ruggeri o quello di Rina Morelli costi meno di mezzo milione di lire. Il guaio è che gli incassi non hanno corrisposto alle spese. Già al secondo giorno di rappresentazione, di domenica, il teatro era semivuoto, e il totale degli incassi assommava a meno di 300 mila lire: se non ci fossero stati i biglietti gratuiti, gli spettatori paganti, a lire 3 mila ciascuno, non avrebbe superato il centinaio. La quinta sera, gli spettatori paganti erano già poche diecine. L’Oreste realizzerà quindi un passivo di oltre 15 milioni. All’attivo di Luchino sono rimasti soltanto i 12 milioni che lo Stato gli ha conferito, anche in virtù dell’impegno che egli si era preso di rappresentare una novità italiana.

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