Senso in Commissariato

Alida Valli e Rina Morelli in Senso di Luchino Visconti

Bologna, marzo 1955

Sono ormai note le vicissitudini che Senso ha attraversato prima di essere presentato al pubblico italiano. E unanime è già stata la condanna dell’operato di quelle autorità ufficiali che, sottoponendo il grande film di Visconti a diversi gradi e tipi di censura e di discriminazione, hanno dimostrato una volta di più in quale considerazione tengono l’arte e la cultura.

Nelle manovre di Ermini, Scalfaro e compagni contro Senso non è difficile ravvisare odiose analogie con uno degli ultimi atti del Minculpop, quando (sono trascorsi soltanto dodici anni) i gerarchi fascisti fecero ritirare dalla circolazione il primo film di Visconti, Ossessione. Di diverso nella zelo dei censori, c’è oggi semplicemente un tono di tortuosa ipocrisia che, lungi dal diminuire le responsabilità, costituisce tuttavia un debole tentativo di mascherarle.

Dicevamo che forte e totale è stata la protesta degli italiani onesti e democratici, per il clamoroso « caso Senso ». Ma non si è prestata molta attenzione ancora ad un sintomatico episodio che è venuto, qualche settimana or sono, ad aggiungere un nuovo arbitrio a quelli già denunciati. Il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Carpi (Modena) ha infatti vietato una conferenza che Guido Aristarco avrebbe dovuto tenere in occasione della proiezione di Senso nella cittadina emiliana.

Non ci interessa qui di contestare i motivi addotti per giustificazioni d’altronde così misere e grottesche come raramente era accaduto di sentire (secondo il solerte Commissario, le parole dell’oratore potevano non essere gradite a qualcuno fra gli spettatori: lo stesso singolare pretesto che fu usato, tempo addietro, in un centro del reggiano, dal locale Maresciallo, per interrompere bruscamente un’applaudita conferenza di Corrado Terzi in apertura di un festival cinematografico di alto interesse). Ci preme invece rilevare che, in realtà, a Carpi, soprattuto, è stato proibito addirittura di parlare di ciò che la censura aveva precedentemente proibito di vedere. Non sapevamo ancora che la censura di Roma avesse i suoi rappresentanti sparsi un po’ dappertutto per l’Italia.

I cittadini di Carpi hanno risposto al commissario affollando le proiezioni di Senso; ma non basta, come non è sufficiente il grande successo che il film ha riportato in tutto il Paese. Occorre che ovunque le Associazioni e i Circoli di cultura cinematografica promuovano conferenze e dibattiti attorno a Senso e alle attuali condizioni del cinema italiano, a cui si vuol togliere quella libertà che gli è necessaria come l’ossigeno per respirare. Solo attraverso la mobilitazione del pubblico in difesa della cinematografia nazionale si potrà mettere un freno alle pericolose manifestazioni di intolleranza del nuovo Minculpop.

Cinema d’oggi