Con la stessa emozione di un esordiente

Luchino Visconti sul set di Gruppo di famiglia in un interno

Roma, 8 aprile 1974.

Alle due si comincia, aveva detto Visconti. E così è stato: alle quattordici esatte di oggi, in uno dei quattordici ambienti costruiti in un teatro di posa negli studi Dear sulla Nomentana, Burt Lancaster ha cominciato a provare la prima scena del film Gruppo di famiglia in un interno che segna il ritorno di Luchino Visconti al cinema. Il regista era giunto negli studi un’ora prima: la macchina che lo ha portato si è fermata all’ingresso laterale del teatro di posa e Luchino Visconti ha dovuto fare pochi passi per raggiungere un salottino preparato per l’occasione. (…)

Qualche minuto prima delle quattordici, Luchino Visconti si è alzato, si è appoggiato al braccio di un accompagnatore e a piccoli lenti passi ha raggiunto il set faticando non poco per attraversare tutti gli ambienti di questo antico palazzo romano che l’architetto scenografo Mario Garbuglia ha fatto costruire con dovizia di mezzi, usando travertino autentico per gli scaloni, facendo affrescare le pareti e i soffitti, curando sin nei minimi particolari l’arredamento dei quattordici ambienti.

Salendo la scalinata (purtroppo l’ascensore, che verrà usato per girare alcune scene, non è ancora pronto), Visconti ha raggiunto il locale dove è ambientata la prima scena di Gruppo di famiglia in un interno: la biblioteca dove passa la maggior parte del suo tempo il protagonista (…)

L’azione del film comincia proprio mentre il professore (Burt Lancaster) esamina con un lente un « conversation-piece » portatogli da un antiquario e che vorrebbe acquistare. Lancaster, chino sul dipinto, ascolta per qualche minuto le istruzioni di Visconti seduto su una poltrona della biblioteca, poi prova la scena, mentre dietro il regista, appoggiata allo schienale della poltrona, c’è Silvana Mangano, partner di Lancaster, che entrerà nel locale alla seconda scena.

Si prova, si riprova, Visconti e gli assistenti chiedono un po’ di silenzio alla tanta, troppa gente che è riuscita a raggiungere il set. Poi, alle 14.20, il primo ciak: il ronzio del motore della macchina da presa dà a tutta la troupe un senso di sollievo, come una liberazione.

Finalmente Gruppo di famiglia in un interno è cominciato. Con quasi due mesi di ritardo sul previsto, è vero. Le ragioni del ritardo le spiega, ma sottovoce, bisbigliando (perché Visconti non vuol sentir parlare) Giovanni Bertolucci, produttore esecutivo del film (prodotto dalla Rusconi):

« Avremmo dovuto girare a Cinecittà, anzi avevamo già cominciato e costruire gli interni. Poi quelli di Cinecittà non ci garantivano i tempi di lavorazione, non abbiamo voluto correre rischi e abbiamo cambiato stabilimento. Anche per i prezzi, molto salati. E anche perché, bisogna dirlo, per lavorare a Cinecittà avremmo dovuto impegnarci a proseguire la lavorazione della pellicola presso la società statale collegata, il Luce. Insomma, troppe pretese e pochi impegni ».

Il film verrà comunque girato in due stabilimenti: alla Dear, dove è stato ricostruito l’intero appartamento abitato dal professore; alla De Paolis sulla Tiburtina, dove è stato messo in piedi un altro grande appartamento, l’attico sovrastante l’abitazione del professore. (…) Ma queste saranno scene che Visconti girerà tra un paio di mesi, per questo film la lavorazione segue passo a passo la sceneggiatura senza salti di tempi e di luoghi come spesso si usa fare.

Qui invece giorno per giorno Gruppo di famiglia in un interno prende forma e dimensione come Luchino Visconti lo ha voluto (e come Enrico Medioli e Suso Cecchi D’Amico, gli sceneggiatori, lo hanno pensato). Giorno per giorno a cominciare da oggi, sotto la guida attenta, meticolosa, severa di Luchino Visconti, che col ciak ordinato alle 14.20 ha voltato un’altra pagina della sua esistenza. Dimenticata la malattia di due anni fa, a sessantotto anni ha cominciato il suo quattordicesimo film: con la stessa emozione di un esordiente.

Carlo Galimberti