Dicono le loro parole i pescatori di Aci Trezza

La terra trema

La semplice vita dei pescatori di Aci Trezza diventa, grazie a Luchino Visconti, un’opera d’arte. Il film La terra trema riproduce fedelmente il loro linguaggio e il loro dolore

Aci Trezza (Catania), maggio 1948

Autonomisti veri e sedicenti, membri del governo siciliano, candidati siculi (eletti e non eletti) al Senato e al Parlamento nazionale, tutti sono preoccupati poiché ormai indiscutibilmente la truppa di Luchino Visconti ha occupato e domina la terra ed il mare di Aci Trezza.

Ne parlavano nell’aereo che va da Palermo a Catania, ne parlano nelle pause delle sedute, nei conciliaboli, tra l’uno e l’altro sviluppo della complessa quotidiana trama dei fatti politici, a Palermo, a Messina, a Catania, in tutta l’isola.

Con la calma studiosa, studiata e consapevole tipica degli Onorevoli isolani prevedono e pronosticano tante cose, e poi accennano a questo dato di fatto indiscutibile come tutte le occupazioni territoriali: Aci Trezza, comunque, è nelle mani di Visconti.

Quando noi siamo arrivati ad Aci Trezza era quasi il tramonto; si era levato un po’ di mare e la flotta di Visconti veleggiava e remeggiava al largo, oltre i faraglioni.

Barche grandi a piccole altalenavano nell’azzurro profondo del mare, come le note di un mobile pentagramma disegnato a colori su cartone blu.

I capibarca ai remi al centro, i poppieri vicino alle lampare accese, i pescatori alle reti dai nomi colmi di fascino arcaico. Tartarone cinciolo, menaide, o strascico.Venivano dal largo onde sempre più alte, e la flotta caracollava disordinatamente verso l’orizzonte. Tutti i pescatori da tutte le barche guardavano al legno più grande dove c’era Visconti con l’operatore Aldo, la macchina da presa e lo stato maggiore.

Allora Visconti ha alzato la mano e ha detto: « A terra ». Il megafono ha urlato: « A terra ». Tutti hanno ripetuto: « A terra. A terra ».

Con la barca a motore abbiamo sorpassato tutta la flotta, e i pescatori dagli occhi grandi e neri ci guardavano e noi ripetevamo: « A terra ». Essi si voltavano verso gli altri e gridavano: « A terra ».

Così tutta la flotta s’è assiepata sul molo e tutti sono scesi, urlando. Il paese s’è festosamente ripopolato degli uomini che aspettavamo ordini da Visconti per le scene della sera.

Visconti parla pochissimo. Il film — o come dicono i pescatori « la pellicola » — è diventato la realtà di Aci Trezza per questi mesi. Tutti hanno grande rispetto per questo lavoro paziente e misterioso; tutti desiderano che Visconti non si arrabbi e ognuno vorrebbe che a lui, come talvolta avviene, Visconti dicesse bravo.

Un « bravo » di Visconti vale oggi ad Aci Trezza da due a tre ceste di buon pesce.

La diffidenza iniziale si è trasformata in entusiasmo. Vecchissimi pescatori, mai andati al cinema, che guardano la macchina da presa come lo strumento di un incomprensibile capriccio, fanno sapere che sarebbero disposti a lavorare per la pellicola per lo stesso guadagno di una giornata in mare. Inoltre che sarebbe anche giusto chiamarli se Pinuzzo Santi e perfino ‘u sciarriusu sono stati chiamati a lavorare per la pellicola.

E la segretaria del film, la incomparabile Davini, con maschia autorità alternata a bagliori di grazia femminile, li domina o li persuade; ordina e prega, finché non mette insieme gli attori, generici e comparse, per ciascuna scena di questo eccezionale film.

Questo film non ha sceneggiatura, non ha dialoghi scritti in precedenza. I protagonisti vivono la loro vita e dicono le loro parole. Visconti non vuole altro che la realtà, e il risultato del suo tormentato e durissimo lavoro è che sullo schermo appaia la realtà.

Visconti non crea un mondo fantastico: egli trova che quello esistente contiene tanta materia d’arte da dover solo saperla cogliere. La vita è un’opera d’arte. Visconti non crea nuovi mondi. Egli funziona semplicemente da « destino » per questi pescatori che portano nel film il loro nome di battesimo. Egli dice a ‘Ntoni: « Ora ti succede questo e questo. E tu che fai? Che dici? ».

‘Ntoni fa e dice quel che vuole, o forse quel che può e che deve chissà!

Gli assistenti Rosi e Zeffirelli scrivono le parole, disegnano i gesti; fissano e preparano gli elementi per la finzione scenica che « deve » risultare identica alla realtà.

Era logico che il regista di Ossessione ci desse il più audace e più importante lavoro dell’attuale cinematografia verista.

Quando cala la notte c’è un po’ d’aria di festa in Aci Trezza, anche se in un angolo del paese sono accesi i riflettori e si lavora per « la pellicola »; anche se Forges Davanzati corre come un pazzo di casa in casa a reclutare gli attori che in ogni attimo di pausa si fanno visite, vanno dal barbiere o altrove, continuando del resto la vita del film o quella loro privata, che è poi la stessa cosa.

Quando cala la notte girano le voci di che cosa si farà l’indomani. Visconti domanda come sta il nonno. Deve lavorare? No, non deve lavorare. Visconti lo voleva sapere perché ormai il nonno è persona di famiglia. Dispiace a tutti che abbia la febbre: anche a me che sono arrivato da Roma solo stamane.

Domani la flotta di Visconti salperà all’alba, doppierà i faraglioni, calerà le reti e pescherà pesci veri, che servono per la scena del mercato.

Quei pesci saranno serviti a tavola da Nelluccia e Agnese, le figlie dell’oste di Aci Trezza e le principali attrici della pellicola.

Nelluccia diceva stasera: « Sono un po’ stanca. Che giornata! Mi sono alzata presto con gli strilli della mamma per spolverare e rifare i letti. Poi abbiamo girato due scene e una era la scena d’amore, ripetuta undici volte. Poi corri a casa per servire a tavola e per lavare i piatti… » (parlando, lavorava a maglia e si tirava  su col dorso della mano una ciocca di capelli).

Ma la sera è stanca, non c’èche dire!

E voi, grandi vedettes internazionali, vedrete come risulta in scena questa prima attrice, che farà nella sua vita un solo film, senza aver interrotto per un sol giorno di rifare i letti, di spolverare e di lavare i piatti.

Enzo De Bernart