Visconti parla della Morte a Venezia

Luchino Visconti e Mario Gallo, produttore esecutivo di Morte a Venezia

Il 25 aprile all’Hotel des Bains al Lido di Venezia « fortunatamente non distrutto come è avvenuto per l’Excelsior » avranno inizio le riprese di Morte a Venezia. Lo ha annunziato ieri mattina Luchino Visconti, che del film sarà, oltre che regista, anche produttore. Il romanzo di Thomas Mann era nei progetti di Visconti almeno da venti anni. « D’altra parte — precisa il regista — non sono stato il solo ad avere avuto l’idea di portare sullo schermo la storia di Gustav Von Aschenbach e dell’adolescente Tadzio. I diritti per l’adattamento cinematografico di questo racconto sono stati, per anni, di José Ferrer, che voleva essere sia regista, sia interprete del film. Ma anche questo scoglio  è stato superato, benché con una certa spesa ». Morte a Venezia è stato, poi, anche nei progetti di Huston, e di Zeffirelli. Ora, però, Visconti l’ha spuntata, e ieri ha illustrato i particolari del film avendo accanto i due attori protagonisti: Dirk Bogarde e il quattordicenne svedese Bjorn Johan Andresen, un ragazzo che il regista ha trovato a Stoccolma e che che si è portato in Italia con la scorta della nonna e di una maestra, la quale lo farà studiare quando sarà libero dalle riprese. Visconti lo chiama semplicemente Tadzio, e racconta che è stato il quinto ragazzo che gli è stato fatto vedere in Svezia. « Ho capito subito che non poteva essere che lui, Tadzio. Ho continuato, però, a cercare, soprattutto in Polonia, perché nel racconto il ragazzo è polacco. Ma in tutte le scuole di Varsavia non ho trovato un giovane che somigliasse altrettanto al personaggio narrato da Mann ». Nei pressi di Varsavia vive, ancora oggi, il vero Tadzio, che Visconti non ha voluto però incontrare. « Ha ora 80 anni circa, che cosa volete andare a cercare… ». Una lettera curiosa, invece, il regista ha ricevuto da Londra a firma di Jan Fudakowski, che nel libro è Jasciu, un coetaneo di Tadzio (l’attore che deve interpretare il ruolo di Jasciu non è stato ancora trovato, e anzi Visconti lo sta cercando anche attraverso annunci sui giornali). Nella lettera Fudakowski dice di ricordare con precisione quel soggiorno al Lido di Venezia — era il maggio al giugno del 1911 — e anche Thomas Mann, e gli incontri con lo scrittore sulla spiaggia e il colera che imperversò nella città, e che costituisce lo sfondo ultima della vicenda.

Nel film il personaggio di Aschenbach, che nel libro è uno scrittore, è diventato un musicista. « Lo stesso Mann si identificava nel suo personaggio — dice Visconti — ma al tempo stesso, stando a quanto ha raccontato da figlia defunta di Mann, Erika, nel costruirne la figura aveva anche presente il famoso compositore austriaco Gustav Mahler. Questa trasposizione, oltre a non togliere nulla alla storia, mi permetterà di attuare un sogno che non ho potuto realizzare nella Caduta degli Dei e cioè di poter commentare il film solo con musiche di Mahler ». Sembra, inoltre, che Bogarde, con un leggero trucco al naso, somigli a Mahler in modo impressionante.

Qualcuno chiede a Visconti se c’è una attualizzazione tra il romanzo e il film. « Un elemento di attualità — risponde il regista — non mi sembra necessario. Si tratta di un’avventura dell’intelletto più che dei sensi, la realizzazione del bello assoluto, di un ideale irraggiungibile… » Il regista spiega, inoltre, che nel romanzo Mann ha guardato con ironia al personaggio. C’è nel racconto una critica al decadentismo che è interessante rilevare. C’è inoltre, nell’opera manniana, l’atmosfera della guerra mondiale che incombe.

Il film — abbiamo detto — è prodotto dallo stesso Visconti per una grossa società americana, che ne curerà la distribuzione anche in Italia. Purtroppo, è stato fatto rilevare nel corso della conferenza stampa, non si è trovata in Italia una casa disposta ad accollarsi una parte della spesa, che si aggirerà un po’ al di sotto dei due milioni di dollari (circa un miliardo e duecentocinquanta milioni di lire). È la prima volta che Visconti è produttore di se stesso e pensa che questa sia la condizione ideale per lavorare. « Non è vero che noi registi siamo degli irresponsabili », precisa. Comunque, dietro questa formula produttiva ci sono ancora una volta gli americani, che hanno accettato di fare il film sulla sola garanzia del romanzo, del regista e del successo della Caduta degli Dei negli Stati Uniti.

Quali altri progetti ha in mente Visconti? Lavorerà per la TV? « nella primavera del ’71 farò il film da Proust, poi, forse, per la TV una storia del melodramma italiano da Rossini a Puccini. Niente di preciso, comunque, tranne che vorrei portare sul piccolo schermo l’evoluzione del sistema di canto. Ma di questo si potrà parlare a suo tempo ».

Mirella Acconciamessa
(L’Unità, 9 aprile 1970)