Il mito omerico nel clima medievale

Troilo e Cressida di William Shakespeare Maggio Fiorentino 1949

Sul prato del Forcone, sotto il sole, abbiamo avvicinato Visconti in un intervallo delle prove. Da un lato riposano le squadre troiane e le greche; dall’altro, sudati, aspettano di riprendere il lavoro i maggiori attori del Teatro italiano. Visconti ha il capo fasciato in un fazzoletto bianco e gli occhi nascosti dietro i grossi occhiali neri. Gli abbiamo fatto alcune domande.

Può dire, Visconti, se vi sono criteri particolari per cui ha scelto, tra le opere di Shakespeare, per il Maggio, il Troilo e Cressida?

Le dirò, che io pensavo a quest’opera, per la sua realizzazione scenica, ormai da molto tempo. Il Troilo doveva essere, infatti, lo spettacolo d’apertura della mia compagnia per la stagione terminata poche settimane addietro. Ho dovuto poi sostituirlo con un altro ShakespeareRosalinda — soprattutto per le notevolissime difficoltà di distribuzione. Sono lieto che il Maggio mi dia occasione di presentare il Troilo in Boboli, con un complesso di attori che, ne sono certo, ne faranno una creazione degna.

La critica non è concorde in giudicare il lavoro. Anche trascurando quei giudizi che vi rintraccerebbero mani diverse, si può osservare che alcuni la giudicano un’opera frammentaria e discontinua, mentre altri — pur sottolineandone l’andatura  incerta fra la tragedia e il grottesco — rivelano la grande “sorpresa” per la nuova maniera di definire gli eroi greci e troiani, consegnati invece a una ben più austera tradizione. Qual’è il suo pensiero, Visconti, sul valore dell’opera?

Io ritengo il Troilo e Cressida uno Shakespeare decisamente importante. Condivido pienamente con coloro che nella stessa dispersione del testo e nella sottile ironia con cui vengono trattati  e gli eroi e le loro gesta, intravedono ancora una volta, inconfondibile, il segno del genio. La sua rappresentazione è ancora più importante per noi, perché qui il Troilo e Cressida è uno dei testi di Shakespeare meno conosciuti: direi dimenticati e ingiustamente. È peraltro un’opera profondamente moderna, per l’attualità che si scopre in queste figure, nella loro disgregazione, e in particolare nel loro spirito. Shakespeare ha voluto senz’altro demolire un mito, per costruirne un altro.

Certo si è che il mondo omerico rivive nel Troilus and Cressida soltanto per riflessi: cioè per l’argomento di ispirazione classica, ma condotto a una visione cavalleresca e trovadorica. È per questo, certamente, che la rappresentazione di Boboli si ispirerà alla “fase” medievale.

Esattamente al Medio Evo gotico e francese e alle miniature orientali. Shakespeare stesso immagina la vicenda in un’atmosfera che non è più quella della classicità greca. Le stesse fonti — dal poema di Chaucer alle varie “historie” troiane, al Testamento di Cressida dello Henryson, fino al Filostrato del Boccaccio  — trasferiscono il mito omerico in un clima tipicamente medievale: dal pegno d’amore che l’eroe consegna alla sua donna, ai veroni, ai tornei. Nel nostro spettacolo, la guerra sarà appunto risolta come un torneo. La rappresentazione sarà inoltre accompagnata da autentiche musiche trovadoriche su canzoni provenzali. Non si tratterà, tuttavia, d’uno spettacolo realistico: figure e azioni saranno geometrizzate, rese essenziali. La “massa” avrà una funzione specificamente indicativa.

Che cosa pensa, Visconti, delle interpretazioni datene a Parigi e a Londra, dove il Troilus  era tradotto in termini quasi operistici (Parigi 1934) o interpretato con uniformi kaki (Londra 1938)?

Le direi interpretazioni arbitrarie. Credo di poterne fare un’interpretazione più fedele.

Che cos’altro può dirci, Visconti, sulla costruzione che, al Forcone, accoglierà gli eroi di Shakespeare?

Come è già stato annunziato, il grande palcoscenico sarà formato dalla città di Troia, da una parte, e dal campo greco, dall’altra. Così, l’azione non sarà interrotta e sarà eliminata ogni sensazione di frammentarietà per il continuo trasferimento, nel testo, da una zona all’altra. Troia è veramente immaginata come una città dell’Asia Minore: tutta bianca, costellata di giardini e di tappeti sulle terrazze. Intorno alla città, vi sarà un deserto di dune, in terra rosa calda, con vegetazioni fantasiose. Invece, le tende del campo greco saranno multicolori e raffinate. La raffinatezza sarà uno dei caratteri distintivi di questi eroi greci “nuovi”. Mi sono stati di valido aiuto in questa concezione i miei collaboratori Franco Zeffirelli, che ha disegnato i bozzetti dello scenario, e Maria De Matteis per i costumi.

E cosa può dirci della nuova traduzione di Gerardo Guerrieri?

Le varie traduzioni di Troilo e Cressida già esistenti avevano un carattere decisamente letterario, non teatrale. Questa traduzione corrisponde alle esigenze di una moderna dicibilità.

È contento di questo complesso di attori?

La distribuzione mi sembra perfetta. Credo che ogni attore sia perfettamente in ruolo.

E ora un’ultima domanda che è meno formale di quel che sembra. Che cosa pensa, Visconti, del pubblico fiorentino, e quale pensa che sarà la risposta a questo spettacolo?

Non posso dirle quale sarà la risposta del pubblico di Firenze. Le dico, però, che in questo pubblico io ho sempre creduto e che per la vostra città io ho sempre avuto una simpatia particolare. Ho portato a Firenze — alla Pergola — buona parte dei miei spettacoli; anzi, due anni fa riservai a Firenze una delle mie “prime” più importanti: Euridice di Anouilh, che ebbe un’ottima accoglienza. Posso anche dirle che nell’impianto del palcoscenico e della platea ho attuato ancora una volta il concetto che preferisco: cioè la compenetrazione fra attori e pubblico, una diretta partecipazione di questo al lavoro; un avvicinamento, insomma, che ne agevoli in ogni senso la comprensione. Qui, al Forcone, il pubblico sarà molto vicino al palcoscenico, direi a ridosso. Anche l’udibilità, da parte degli spettatori, sarà facilitata.

Poi, Visconti ci saluta e se ne va. Guarda il formidabile cantiere, dove a poco a poco sorgono, dal legno, una città altissima e il campo nemico che la stringe d’assedio. Sarà, per Visconti, una nuova prova, come sempre definitiva. Il suo primo spettacolo all’aperto. Il suo primo spettacolo su un altro palcoscenico.

Sergio Surchi, Firenze 17 giugno1949