Roma, 10 marzo 1963

L’atmosfera di disagio e di pre-allarme, creatasi da qualche tempo nel cinema italiano, si è bruscamente accentuata, ieri, con la diffusione di una nota dell’agenzia Italia, secondo la quale uno dei maggiori complessi produttivi italiani, la Titanus, si avvierebbe a una sia pur parziale e temporanea smobilitazione. Il presidente della Titanus, Goffredo Lombardo, e l’ANICA (l’associazione degli industriali cinematografici) hanno smentito, con vivacità, le affermazioni della agenzia, negando che l’attività produttiva della casa sia stata sospesa per un periodo prevedibile di due anni. Tuttavia, tanto Lombardo quanto l’ANICA hanno ammesso «un ridimensionamento dell’attività produttiva futura, che sarà basata essenzialmente sulla produzione di film a basso costo e di alto livello artistico».

Scendendo ai particolari, l’ANICA e Lombardo hanno contestato le asserzioni dell’Italia (senza dubbio infondate, nel caso specifico) relative ai risultati economicamente non positivi di un film come Le quattro giornate di Napoli; il quale ha in effetti incassato, a tutt’oggi. oltre mezzo miliardo di lire, sul solo mercato italiano, e si avvia a superare agevolmente il miliardo. Peraltro, Lombardo ha ammesso sintomaticamente che Sodoma e Gomorra «è costato troppo». Per quanto concerne Il Gattopardo di Visconti, Lombardo ha detto che il film (per il quale sono stati spesi — egli afferma — non quattro miliardi, ma solo tre miliardi e cento milioni) verrà presentato in «anteprima», nelle otto maggiori città italiane dalla fine di marzo; dopo di che esso tornerà sugli schermi nazionali dal principio del prossimo autunno. Lo sfruttamento commerciale del Gattopardo, in Italia e fuori (la «prima» inglese si avrà a Londra il 27 maggio, mentre è prevista la proiezione, durante lo stesso mese, al Festival di Cannes) potrebbe consentire alla Titanus, stando a ciò che si sostiene negli ambienti cinematografici, di riassestare il suo bilancio.

Al di là delle approssimazioni e delle inesattezze, sta di fatto. comunque, che la situazione e le prospettive della Titanus non sono, in questo momento, tra le più brillanti. Ne costituisce un segno la nomina a direttore generale della società del dr. Giuseppe Tavazza, con poteri pressoché straordinari. Ed è anche vero che i programmi di produzione (esclusiva o associata) della casa, almeno per il prossimo anno, sono estremamente ridotti; lo stesso Lombardo ha citato soltanto tre film: La giovane Europa (un lungometraggio documentario, tipo «inchiesta», le cui riprese sono in corso del resto da molti mesi), Il demonio e Tonio Kroger (che è ancora da cominciare). L’accenno ai film di basso costo e di alto livello artistico — Lombardo ha escluso esplicitamente che si tratti d’un ritorno alla famigerata formula dei Poveri ma belli — è certo interessante, ma, in tutta franchezza, è difficile dar credito alle dichiarazioni di produttori che mutano in continuazione la rotta della loro politica, accompagnando ogni volta giustificazioni diverse.

Lombardo ha anche ammesso la possibilità (ventilata a intervalli regolari, d’altronde da più d’un lustro) di una «lottizzazione» dei terreni sui quali sorgono gli stabilimenti della Farnesina: il cui valore. in quanto aree edificabili, è ovviamente molto elevato; pur presentando tale ipotesi come una normale operazione finanziaria, intesa anzi al rafforzamento della società produttrice nel suo insieme.

Che il cinema italiano sia in condizione di pre-crisi, e che questa tocchi non solamente la Titanus, è certificato da altri elementi: in gravissime difficoltà si trova, e non da oggi, la AIACE cinematografica (produttrice di film come La lunga notte del ’43 e, ultimamente, Parigi o cara, Universo di notte, Le quattro verità); né corre acque migliori, soprattutto dopo la sciagurata vicenda di Rogopag, la ARCO film di Alfredo Bini. Sovrabbondanza di prodotti a volte scadentissimi, insistenza maniaca in operazioni puramente speculative (l’inflazione del «genere» notturno-spettacolare), e soprattutto mancanza o scarsezza di idee nuove, fresche, vitali, hanno contribuito a determinare una congiuntura delicata, aperta a sviluppi preoccupanti

Ed ecco, ora, ad aggravare uno stato di cose già pesante. il duro intervento delle molteplici censure e supercensure che affliggono lo spettacolo nostrano. Si è accennato più sopra ai riflessi economici del «caso» Rogopag; c’è da aggiungere, e da sottolineare, che la casa produttrice dell’Ape regina, la «Sancro», ha già subìto, in seguito alla bocciatura del film, un danno sensibilissimo, difficilmente riparabile.